LOMBALGIA E CERVICALGIA

Dott. Francesco Sasso

Ortopedico specialista in patologie vertebrali

Con il termine lombalgia si fa riferimento ad un dolore localizzato da sotto il margine costale fino alla regione glutea. Circa l’80% di tutte le persone vivrà almeno un episodio di dolore lombare nel corso della vita, con una prevalenza annua del 20% in USA e del 35% in Europa.

Con il termine cervicalgia si fa riferimento ad un dolore riferito nella regione compresa tra l’occipite e la III vertebra dorsale. Meno frequente rispetto alla lombalgia, colpisce circa il 20% di tutte le personenel corso della vita.

 

Generalmente il decorso è favorevole, con risoluzione nel 90% dei casi entro 12 settimane, ma sono frequenti gli episodi ricorrenti (60-70% dei casi hanno nuovi episodi entro 1 anno).A causa delle limitazioni nelle normali attività lavorativa, sono condizioni che determinano elevanti costi diretti e indiretti per la società.

CAUSE, LOMBALGIA E CERVICALGIA

Solo in rari casi è possibile diagnosticare una causa specifica di dolore al rachide, mentre più comunemente esso è multifattoriale, ossia determinato dal verificarsi di uno o più fattori di rischio:

  • Fattori individuali: predisposizione genetica, precedenti episodi di dolore al rachide, età > 50 anni, obesità, abitudine al fumo, stile di vita sedentario, condizioni di salute generali e comorbidità.
  • Fattori morfologici: patologia degenerativa del rachide (spondiloartrosi) sia a carico dei tessuti molli (disco intervertebrale) che delle strutture scheletriche (faccette articolari). La presenza di ernia del disco alla RMN non correla direttamente con dolore rachide.
  • Fattori psico-sociali: disturbi emotivi (ansia, stress, depressione), grado di soddisfazione lavorativa, inappropriato atteggiamento rispetto al dolore stesso (paure, aspettative, comportamenti).
  • Fattori occupazionali: lavori pesanti, sforzi eccesivi in iperestensione torsione o flessione del rachide, movimenti ripetitivi con rachide e arti superiori o inferiori, posture anomale, esposizione a vibrazioni o microtraumi ripetuti.

QUADRO CLINICO

I pazienti con lombalgia riferiscono dolore alla schiena associato tipicamente a rigidità dei muscoli del tronco, esacerbabile alla digitopressione sulle masse paravertebrali, talora irradiato alla regione sacrale e glutea. Nell’80% dei casi è un dolore di natura non-specifica, mentre nel restante 20% dei casi sono riscontrabili sintomi tipici che orientano la diagnosi: dolore a partenza dal disco intervertebrale (aggravato in flessione e nella stazione seduta prolungata), dolore a partenza dalle faccette articolari (aggravato in estensione e in torsione, e che migliorata con il movimento), dolore da instabilità vertebrale (aggravato nei cambi posturali e dal movimento).

I pazienti con cervicalgia riferiscono un dolore del collo associato tipicamente a rigidità dei muscoli paravertebrali e del trapezio, esacerbabile al movimento sia del rachide che della testa, della spalla e degli arti superiori. In caso di severa spondiloartrosi, si può associare a dolore agli arti superiori non-radicolare, cefalea, vertigini, acufeni.

Nei pazienti con dolore al rachide cervicale o lombare è sempre necessario escludere la presenza di concomitante mielopatia e/o radicolopatia. Andrà quindi indagata la presenza di dolore irradiato anche agli arti superiori o inferiori, e quindi eseguito un accurato esame obiettivo neurologico per la ricerca di eventuali alterazionidi forza, sensibilità e riflessi.

DIAGNOSI

Un’accurata raccolta anamnestica ed un attento esame obiettivo permettono generalmente di orientare la diagnosi. L’esame di scelta in caso di cervicalgia o lombalgia è la radiografia standard in due posizioni rispettivamente del rachide cervicale o del rachide lombare. Esami di secondo livello, come la RMN, trovano indicazione nei casi refrattari alle comuni terapia conservative e/o in presenza di sintomi mielo-radicolari.

TERAPIA per lombalgia e cervicalgia

Il trattamento di cervicalgia e lombalgia è generalmente conservativo, e deve essere mirato alla risoluzione del dolore, al miglioramento delle limitazioni funzionali ed alla prevenzione di disturbi neurologici.Si avvale di terapie farmacologiche (miorilassanti, antinfiammatori, corticosteroidi, analgesici, neurotrofici) e di metodiche di terapia fisica e riabilitativa. Utilizzo di collari e busti ortopedici trova indicazione solo per periodi di tempo molto limitati.

Nei casi non responsivi a trattamento conservativo, è possibile procede a tecniche di terapia del doloremini-invasive che permettono un miglioramento dei sintomi senza particolari rischi chirurgici, come la termoablazione per radiofrequenze.

Nei pazienti affetti da lombalgia o cervicalgia, la chirurgia maggiore (stabilizzazione ed artrodesi vertebrale) trova indicazione esclusivamente in casi attentamente selezionati:

  • Dolore cronico non responsivo a tutti i trattamenti conservativi
  • Presenza di disturbi neurologici mielo-radicolari
  • Severe limitazioni nelle normali attività quotidiane e/o lavorative
  • Quadro clinico concordante con le metodiche di imaging.